Cos’è Clubhouse, il social network meno virtuale e più “umano”

Clubhouse è il social network del momento.
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Dopo l’endorsement pubblico di Elon Musk (abbiamo già potuto apprezzarne l’influenza nel caso Signal), il numero di iscritti alla piattaforma di Paul Davison e Rohan Seth (che vengono rispettivamente dai mondi di Pinterest e Google) è cresciuto in maniera esponenziale, tanto da attirare un forte interesse anche nel nostro Paese.

È un social diverso da quelli che conosciamo e forse questa sua diversità è una delle chiavi che ne hanno consentito una crescita così rapida. Ma perché lo abbiamo definito un social network meno virtuale e più umano? Lo spieghiamo di seguito, rispondendo ad alcune delle domande più gettonate tra gli utenti incuriositi da Clubhouse.

Come funziona Clubhouse

All’inizio diversi addetti ai lavori paragonavano Clubhouse a Twitter, un paragone però che lascia il tempo che trova e che si fondava sull’introduzione dei tweet vocali sulla celebre piattaforma che si è attestata come uno dei principali mezzi di informazione negli anni.

Clubhouse si basa sì sulla voce, ma le conversazioni attorno a uno specifico tema avvengono in tempo reale, non c’è nulla di registrato o che possa essere registrato dagli altri utenti che partecipano alla conversazione. I dibattiti si svolgono in stanze virtuali, le rooms appunto, a ognuna delle quali corrisponde un topic. Ogni utente che accede a una stanza può restare un semplice ascoltatore o chiedere di intervenire con la propria voce.

Per prendere parola si deve chiedere il consenso al moderatore pigiando su un simbolo che equivale a un’alzata di mano. Al momento in Italia viene usato soprattutto da giornalisti, professionisti della comunicazione e personaggi dello spettacolo, tra cui si annoverano anche Luca Bizzarri e Marco Montemagno.

A rendere Clubhouse “più umano” è il concetto che ne sta alla base, che non richiede alcuna intermediazione. Non è possibile inviare immagini o altri contenuti multimediali, si parla in diretta e, una volta chiusa una stanza, non ne resta traccia.

Che le conversazioni su Clubhouse possano sostituirsi anche a una chiacchierata tra amici al bar? Be’, quando diciamo che si tratta di un social network “meno virtuale” non intendiamo che si torni indietro a livello di virtualità, ma che si vada oltre. Verso un nuovo concetto di socialità online.

Un “club” esclusivo

Diversamente dagli altri social network più popolari, l’iscrizione a Clubhouse è su invito. Ogni utente iscritto dispone di due inviti, da distribuire a una o due persone presenti tra i contatti della rubrica personale.

Se ci si vuole iscrivere, ma non si possiede un invito, è possibile “aggirare l’ostacolo”: è sufficiente scaricare l’app e attendere che un amico già approdato sul social sblocchi il proprio accesso. È sufficiente che il proprio numero di telefono sia memorizzato nella rubrica della persona iscritta su Clubhouse: questo è possibile perché gli utenti ricevono una notifica nell’eventualità in cui vi siano dei contatti che si sono inseriti in lista d’attesa per entrare a far parte del programma.

C’è, tuttavia, un’altra limitazione: al momento Clubhouse è disponibile esclusivamente per utenti iOS, mentre è assente una versione Android. Riguardo a ciò, secondo i ben informati l’arrivo dell’applicazione su Android non sarebbe così lontano, il che lascia supporre come il numero di utenti iscritti al social network sia destinato a crescere in maniera vertiginosa nel corso dei prossimi mesi (viste le premesse iniziali).

Giulia Chiffi

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