Generative AI e diritto d’autore: è guerra aperta!

La digitalizzazione sta portando i suoi primi effetti anche nel campo artistico.
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Internet, negli anni, ha permesso la creazione di enormi database che racchiudono vaste collezioni artistiche, opere d’arte, metodologie di analisi, tecniche artistiche e materiali utilizzati, parametri identificativi e tecnici.

Questi ultimi, poi, permettono di identificare un’opera d’arte specifica tenendo conto del periodo, lo stile o l’artista. Questi stessi database costituiscono, oggi, la base delle intelligenze di Generative AI (GAI) che utilizzano algoritmi di Machine Learning per creare opere visive originali strutturate sull’analisi delle migliaia di immagini presenti negli archivi digitali del Web.

Il problema tra la Generative AI e il diritto d’autore

Questa tecnologia, però, ha generato dei malumori tra gli artisti che hanno rivendicato il loro diritto d’autore. Infatti, gli algoritmi vengono addestrati su un campione esteso di opere di ingegno che senza i loro reali autori non possono dire niente.

La domanda, dunque, sorge spontanea: perché in futuro dovremmo pagare un illustratore se si può chiedere alla Generative AI di creare un’opera specifica che ricalchi lo stile di un determinato artista? Ecco, quindi, che non sono tardate ad arrivare le prima cause per violazione del copyright.

Il punto principale da analizzare in questa battaglia tra Generative AI e diritti di autore è il funzionamento di questi innovativi sistemi che riescono a generare dei contenuti che, pur sembrando del tutto originali, in realtà non lo sono.

Infatti, l’Intelligenza Artificiale analizza miliardi di immagini presenti in Rete, le archivia, le studia e le riproduce. Ma, soprattutto, le utilizza per poter creare delle nuove opere visive.

La domanda da porti, quindi, è la seguente: a chi appartengono queste nuove immagini? Gli artisti che hanno evidenziato la problematica sui diritti di autore, sottolineano come queste opere create dalla Generative AI appartengano a persone che non sono state avvisate dell’uso delle loro immagini, non ricevendo, tra le altre cose, neanche un compenso per il copyright.

Il loro operato, quindi, viene modificato e tutto avviene in forma completamente gratuita.

La questione del profitto

Come le Intelligenze Artificiali che si esprimono tramite i testi (vedi l’esempio di ChatGPT), chi sviluppa le immagini tramite questa innovativa tecnologia si appoggia a database enormi di dati disponibili online, che vengono messi a disposizione da aziende che operano in questo specifico campo.

Importante è evidenziare come tali contenuti vengano offerti in forma gratuita. Quindi, il loro utilizzo è lecito se dietro non c’è un profitto. Molte aziende americane, quindi, si tutelano dietro al concetto di Fair Use che, però, in Europa non è previsto.

Dall’altro canto, le aziende che usano queste immagini non lo fanno quasi mai per scopo di lucro, ma chiedono una piccola “donazione” a chi usufruisce dei loro strumenti. Incassano, quindi, dei soldi da un bene che hanno acquisito in forma del tutto gratuita.

In conclusione, le normative sul diritto d’autore dovranno adattarsi alle sfide poste dall’intelligenza artificiale, garantendo allo stesso tempo la giusta remunerazione degli autori e l’innovazione nel settore della creatività. In questo modo, potremo sfruttare appieno il potenziale dell’IA per arricchire la nostra vita culturale e artistica.

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