Rimuovere le informazioni false da Google: si potrà fare

Arrivano importanti news riguardanti le informazioni false o inesatte propinate dai motori di ricerca, come Google, agli utenti.
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Di cosa si tratta? Cosa è stato sancito da tale riforma che ha le connotazioni di un cambiamento storico? Esploriamo tutti i dettagli in merito a questa notizia estremamente particolare!

Addio alle fake news sui motori di ricerca

Probabilmente anche tu sei tra coloro che utilizzano il più celebre motore di ricerca al mondo, Google.

A questo proposito, la Corte di Giustizia dell’UE ha sancito che il gestore di un motore di ricerca deve interrompere l’indicizzazione e la visualizzazione di informazioni totalmente false o inesatte quando un utente svolge una normale ricerca.

Questa riforma, sostanzialmente, dona all’utente il diritto di richiedere la rimozione del contenuto se fornisce delle prove inequivocabili sulla sua inesattezza o falsità. Tuttavia, le prove dimostrate non devono per forza provenire da una decisione giudiziaria ottenuta nei confronti dell’editore del sito o della pagina web, ma basta che ci sia la l’attestazione che il suddetto sito stia dicendo il falso.

La rimozione delle informazioni false e il diritto all’oblio

Moltissimi sostenitori della libertà di parola e di espressione, nonché del diritto alla privacy, hanno mostrato la loro disapprovazione nei confronti del cosiddetto diritto all’oblio online, ossia la possibilità di rimozione delle proprie tracce su specifici siti web.

Un fulgido esempio di questo riguardava due dirigenti di una compagnia di investimento che si rivolsero a Google per richiedere la totale eliminazione dei risultati di ricerca riguardanti alcuni articoli pieni di critiche verso il loro gruppo.

A questa precisa richiesta Google aveva risposto negativamente, spinto dall’assenza della reale prova della falsità delle informazioni scritte nero su bianco.

La vicenda non finì lì: poco dopo, intervenne anche la Corte di Lussemburgo, la quale sancì che il motore di ricerca doveva rimuovere le informazioni contenute nei siti web di riferimento qualora il richiedente avesse dimostrato la loro falsità o inesattezza, evitando di responsabilizzare troppo gli utenti e di richiedere loro le sentenze giudiziarie.

Nel 2014, lo stesso tribunale aveva certificato il suddetto diritto all’oblio, sancendo di fatto la possibilità di ogni utente di richiedere ai motori di ricerca, come Google, di eliminare le informazioni false o poco adeguate associate ai loro nomi.

Tuttavia, le nuove norme UE seguirono la sentenza, affermando che il diritto all’oblio viene escluso dai diritti degli utenti qualora il trattamento dei dati personali è assolutamente necessario per il diritto all’informazione.

Insomma, le fake news continuano ad essere un serio problema tanto per i motori di ricerca quanto per gli utenti: finalmente, ognuno di noi avrà una nuova opzione nel suo roaster, ossia quella che porta all’eventuale rimozione di news capaci di ledere la propria immagine o la propria reputazione.

In questo modo, il potere negativo delle informazioni false viene finalmente limitato o, nel migliore dei casi, stroncato, relegando i motori di ricerca a visualizzare solamente i risultati opportuni.

Federico Petracca

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