Google ha di nuovo cambiato i tempi della transizione più discussa dell’anno per chi lavora con Google Ads. La migrazione automatica dei Dynamic Search Ads (DSA) verso AI Max per le campagne Search, inizialmente prevista per settembre 2026, è stata rinviata a febbraio 2027. Una boccata d’ossigeno per gli advertiser, ma non un dietrofront: la direzione resta chiara, ed è tutta orientata all’intelligenza artificiale.
La breaking news: il rinvio
Ad annunciarlo è stato Google stesso, tramite l’Ads Developers Blog e confermato nelle stesse ore da testate di settore come Search Engine Land. Il cambio di programma prevede:
- 15 giugno 2026: torna disponibile la creazione di nuove campagne DSA, sospesa in vista della migrazione originaria.
- Giugno 2026 – gennaio 2027: periodo esteso di test e migrazione volontaria verso AI Max.
- Gennaio 2027: termina definitivamente la possibilità di creare nuove campagne DSA.
- Febbraio 2027: parte l’automigrazione delle campagne DSA ancora attive verso le campagne Search basate su AI Max.
Google ha motivato la scelta con il feedback ricevuto dagli inserzionisti, che chiedevano più tempo per testare le alternative AI-powered senza dover gestire la transizione a ridosso della pianificazione del quarto trimestre, storicamente il periodo più delicato dell’anno per il commercio digitale.
Un dettaglio importante da non perdere: il rinvio riguarda solo i DSA. Le campagne che usano asset generati automaticamente (ACA) e l’impostazione di corrispondenza generica a livello di campagna restano nel calendario originario e verranno migrate ad AI Max già a partire da settembre 2026.
Cos’è AI Max
AI Max per le campagne Search è uscito dalla fase beta il 15 aprile 2026, dopo un anno di rollout progressivo iniziato nel maggio 2025. Si tratta di una suite di funzionalità AI-centric attivabile con un click, pensata per sostituire progressivamente gli strumenti “storici” delle campagne Search: DSA, ACA e corrispondenza generica confluiscono infatti in un unico livello di automazione.
Le componenti principali sono:
- Search term matching: espande la copertura delle parole chiave esistenti sfruttando corrispondenza generica e tecnologia keywordless, per intercettare query rilevanti che altrimenti andrebbero perse.
- Text customization (ex “automatically created assets”): genera automaticamente titoli e descrizioni coerenti con landing page, annunci e parole chiave.
- Final URL expansion: indirizza gli utenti verso la pagina del sito più pertinente rispetto alla query intercettata.
- Controlli avanzati: brand controls per decidere accanto a quali marchi comparire (o non comparire), e locations of interest per intercettare l’intento geografico a livello di gruppo di annunci.
Sul fronte performance, Google dichiara che l’uso combinato di tutte le funzionalità di AI Max porta in media il 7% in più di conversioni o valore di conversione a parità di CPA/ROAS rispetto al solo search term matching. Un dato più contenuto rispetto agli uplift comunicati al lancio nel 2025 (fino al 27% per campagne basate principalmente su corrispondenza a frase ed esatta), segno che il beneficio marginale si è ridimensionato mano a mano che l’adozione è diventata più ampia.
L’impatto strategico: la Search cambia pelle
Il rinvio dei DSA non va letto come una pausa, ma come parte di una trasformazione più ampia della Search che Google ha messo nero su bianco al Google Marketing Live 2026: il passaggio da parole chiave statiche a query conversazionali basate sull’intento, sempre più spesso gestite dentro l’esperienza AI Mode.
Alcuni numeri aiutano a inquadrare la portata del cambiamento: AI Mode ha superato il miliardo di utenti mensili, con i volumi di query che raddoppiano ogni trimestre; le ricerche al suo interno sono in media tre volte più lunghe di una query di ricerca tradizionale; e tra il 92% e il 94% delle sessioni in AI Mode si conclude senza un click verso un sito esterno, perché l’intento dell’utente viene già soddisfatto dentro l’ecosistema Google.
Per rispondere a questo scenario, Google ha introdotto nuovi formati pubblicitari pensati per l’era conversazionale: Conversational Discovery Ads (creatività generate con Gemini per rispondere a una domanda specifica dentro AI Mode), Highlighted Answers, AI-powered Shopping ads e Business Agent for Leads. In pratica, gli inserzionisti non competono più solo per una parola chiave, ma per essere rilevanti dentro una conversazione con l’AI.
Piano d’azione: come sfruttare la proroga
I mesi in più concessi da Google non vanno letti come un motivo per rimandare, ma come una finestra utile per arrivare preparati alla migrazione forzata. Alcuni passi concreti:
- Fai un audit delle campagne DSA attive, isolando quelle che generano volumi e conversioni significative: sono le prime candidate a un test controllato.
- Attiva AI Max in parallelo, non in sostituzione, su un sottoinsieme di campagne, per confrontare direttamente performance, query intercettate e costi con i DSA esistenti.
- Usa gli strumenti di migrazione volontaria messi a disposizione da Google prima della scadenza di febbraio 2027, così da controllare tempi e modalità invece di subire l’automigrazione.
- Rivedi i controlli di brand safety e location, funzionalità esclusive di AI Max che vale la pena configurare fin da subito, anche solo in ottica di apprendimento.
- Comincia a testare i nuovi formati per AI Mode, se il tuo settore è già esposto a query conversazionali, per non partire da zero quando i formati usciranno dalla fase pilota.
Il messaggio di fondo resta invariato rispetto a qualche mese fa: DSA ha i giorni contati, ma Google ha appena regalato agli inserzionisti più attenti qualche mese in più per arrivarci senza sorprese.
Fonti: Ads Developers Blog – Google, Search Engine Land, blog.google (Google Ads), WebMarketingGarden.