10 errori nel feed di Google Merchant Center che limitano le performance del tuo e-commerce

Un feed approvato non è necessariamente un feed efficace.
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La qualità delle informazioni inviate incide quindi direttamente sulla capacità delle campagne di intercettare il pubblico giusto. Prima di aumentare budget o modificare le strategie di offerta, vale la pena verificare se il problema non si trovi proprio nel feed.

1. Lasciare il feed non aggiornato

Prezzi, disponibilità e cataloghi cambiano continuamente. Un’origine dati aggiornata troppo raramente rischia di mostrare a Google una fotografia ormai vecchia dell’e-commerce.

Google richiede che i dati di prodotto vengano aggiornati almeno ogni 30 giorni, ma per cataloghi dinamici questa frequenza può essere decisamente insufficiente.

Se prezzi e stock cambiano spesso, è meglio predisporre sincronizzazioni automatiche e utilizzare correttamente anche i dati strutturati del sito. Merchant Center può infatti sfruttarli per aggiornare automaticamente prezzo, disponibilità e condizione quando rileva piccole discrepanze.

2. Utilizzare titoli troppo generici

“Scarpe donna”, “T-shirt nera” o “Smartphone 128 GB” descrivono il prodotto, ma offrono poche informazioni a Google.

Il titolo è uno degli elementi più importanti del feed e può contenere fino a 150 caratteri. Deve identificare chiaramente ciò che viene venduto e includere, quando rilevanti, elementi come brand, tipologia, colore, taglia, modello o caratteristica distintiva.

Un titolo preciso aiuta Google a capire meglio il prodotto e aumenta le probabilità di mostrarlo nelle ricerche pertinenti. Lo stesso principio vale per le descrizioni: copiare testi generici o utilizzare poche righe prive di caratteristiche concrete significa sprecare informazioni che potrebbero migliorare la corrispondenza.

3. Trascurare GTIN, marca e MPN

Gli identificatori permettono a Google di capire esattamente quale prodotto stiamo vendendo.

Il GTIN è obbligatorio per i prodotti nuovi ai quali il produttore ne ha assegnato uno; la marca deve essere indicata quando il prodotto è chiaramente associato a un brand. Se non esiste un GTIN assegnato dal produttore, l’MPN può diventare necessario.

Inventare codici, utilizzare GTIN errati o lasciare vuoti attributi disponibili rende più difficile identificare correttamente l’articolo. In alcuni casi può portare alla disapprovazione, in altri semplicemente ridurre la qualità delle informazioni a disposizione del sistema.

4. Avere prezzi diversi tra feed e sito

È uno degli errori più frequenti e più delicati.

Il prezzo inviato a Merchant Center deve corrispondere a quello effettivamente disponibile sulla landing page e nei dati strutturati. Promozioni iniziate o terminate senza aggiornare il feed, varianti con prezzi differenti o cache non aggiornate possono creare discrepanze.

Anche i prezzi scontati meritano attenzione: sale_price e relativo periodo di validità devono essere sincronizzati con ciò che vede realmente l’utente.

5. Comunicare una disponibilità non reale

Un prodotto dichiarato disponibile nel feed ma esaurito sul sito crea un’esperienza negativa e può generare problemi in Merchant Center.

Prezzo e disponibilità sono due dati che devono rimanere costantemente allineati tra feed, pagina prodotto e markup strutturato.

Per e-commerce con stock che cambia rapidamente è quindi fondamentale che l’integrazione non aggiorni il catalogo soltanto una volta al giorno se, nel frattempo, decine di prodotti possono esaurirsi.

6. Gestire male le varianti

Taglie, colori, materiali e configurazioni non dovrebbero essere trattati come prodotti scollegati quando appartengono alla stessa famiglia.

L’attributo item_group_id permette di raggruppare correttamente le varianti, mentre ogni versione deve mantenere informazioni coerenti su colore, taglia, prezzo, immagine e disponibilità. Anche la landing page dovrebbe aprirsi mostrando la variante effettivamente pubblicizzata.

Una gestione approssimativa delle varianti può creare feed duplicati, esperienze incoerenti e associazioni meno precise.

7. Utilizzare immagini poco efficaci

L’immagine è spesso il primo elemento che l’utente nota in un annuncio Shopping.

Foto troppo piccole, poco nitide o contenenti elementi promozionali possono ridurre l’efficacia della scheda e, in alcuni casi, causarne la disapprovazione. Google richiede immagini prive di contenuti promozionali sovrapposti.

C’è inoltre una novità da considerare: dal 31 gennaio 2027 la risoluzione minima richiesta salirà a 500 × 500 pixel per tutte le categorie.

Merchant Center ha già iniziato a segnalare dal 14 aprile 2026 le immagini che non soddisfano il nuovo standard.

8. Inserire informazioni di spedizione incomplete

Costo e velocità della spedizione incidono direttamente sulla decisione d’acquisto.

Per l’Italia, i costi di spedizione devono essere configurati per annunci Shopping e schede gratuite, tramite impostazioni dell’account o attributi specifici del feed.

Nel 2026 Google ha inoltre introdotto nuovi attributi, tra cui l’orario limite per l’elaborazione degli ordini e il valore minimo dell’ordine.

Un feed che non riflette correttamente costi, tempi o condizioni può quindi perdere competitività ancora prima del clic.

9. Ignorare la classificazione dei prodotti

Google assegna automaticamente una categoria ai prodotti, ma non sempre la classificazione automatica è perfetta.

L’attributo google_product_category può essere utilizzato per correggerla quando necessario, mentre product_type permette di riportare nel feed la struttura interna dell’e–commerce e utilizzarla anche per organizzare campagne e report.

Una tassonomia ordinata rende il catalogo più comprensibile e semplifica anche la gestione di inventari molto ampi.

10. Non utilizzare il feed per segmentare le campagne

L’ultimo errore non genera disapprovazioni, ma può limitare fortemente la capacità di ottimizzare le campagne.

Le custom label permettono di classificare i prodotti secondo criteri utili al business: stagionalità, marginalità, bestseller, prodotti in promozione o performance storiche. Queste etichette possono poi essere utilizzate in Shopping e Performance Max per analizzare e gestire gruppi specifici di prodotti.

Un catalogo da migliaia di referenze trattato come un unico blocco rende molto più difficile capire dove investire e quali prodotti stiano realmente generando valore.

Il feed non è soltanto un requisito tecnico

Ottimizzare Google Merchant Center significa lavorare sulla qualità delle informazioni che alimentano l’intero ecosistema Shopping.

Titoli, immagini, identificatori, prezzi e disponibilità influenzano il modo in cui Google comprende il catalogo; categorie, custom label e dati di spedizione permettono invece di gestire meglio campagne e offerte.

Per questo un audit del feed dovrebbe far parte periodicamente dell’ottimizzazione di un e-commerce.

Prima di chiedere all’algoritmo di trovare più clienti, conviene essere certi di avergli fornito dati completi, aggiornati e realmente utili per capire cosa stiamo vendendo.

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