Tutte le Fake news sulla Riforma del copyright

Il Parlamento Europeo ha momentaneamente sospeso la decisione relativa alla riforma del copyright; l’organo comunitario, infatti, avrebbe dovuto riunirsi a Strasburgo il 5 luglio per la discussione di una serie di importanti provvedimenti relativi ai diritti d’autore, ma ogni delibera è stata rinviata a settembre.
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Un notevole allarmismo e poca chiarezza hanno accompagnato nelle scorse settimane l’arrivo di questa notizia, che tocca aspetti importanti delle modalità di circolazione delle informazioni sul web.

La stessa Wikipedia, uno dei pilastri del Web, è scesa in campo a difesa del diritto alla libera informazione negando per giorni l’accesso alle proprie pagine in segno di protesta.

Ma andiamo a vedere più nel dettaglio, allora, quali sono i principali punti di questa riforma, e soprattutto quali sono da considerarsi soltanto delle fake news.

Riforma del copyright: nessuna censura e niente tasse

In queste settimane se ne sono sentite davvero di tutti i colori sui presunti effetti catastrofici della riforma, ma le parole utilizzate forse più a sproposito sono state quelle di “tasse” e “censura”.

Uno dei punti cardine che sarà sul tavolo del Parlamento europeo nel prossimo settembre, infatti, sarà la questione dei link, o meglio dei cosiddetti snippet: si tratta di quelle anteprime, formate da contenuto testuale e un’immagine, che i motori di ricerca utilizzano per fornire all’utente un’anticipazione sui contenuti di una pagina.

Si tratta in buona sostanza dell’articolo 11 della Riforma, che se sarà approvata per intero obbligherà, dunque, i motori di ricerca e chiunque voglia fare uso degli snippet a pagare al legittimo editore una somma di denaro. Per questo motivo, se per tassa si intende generalmente una forma di tributo da devolvere allo Stato, allora questo stesso concetto non potrà sicuramente essere applicato alla fattispecie in questione, che anzi riguarda una modalità di regolazione della circolazione delle informazioni sul web.

In virtù di ciò, si capisce anche come la Riforma (almeno stando a ciò che esprime il suo testo) non abbia nessun intento di censura o di schieramento politico; il problema, in realtà, sta più negli effetti collaterali di una eventuale approvazione. E già, perché l’obbligo a versare un corrispettivo a titolo di copyright dissuaderebbe i piccoli editori dallo sfruttamento delle notizie altrui, favorendo implicitamente l’attività dei media più importanti.

Nessuna minaccia alla libertà d’informazione

Fra le tante fake news circolate sul web c’è anche quella di un presunto attentato europeo alla libertà di stampa e alla libera circolazione delle notizie.

Anche in questo caso, infatti, nei punti da discutere a Strasburgo non è prevista nessuna restrizione alla libertà di informazione, ma soltanto uno o più modi per rendere più equa la disciplina dei diritti d’autore sul web, che difatti vengono spesso elusi agevolmente dai malintenzionati.

Una Riforma sulla questione, dunque, per diversi aspetti era ormai ampiamente preannunciata e, al contrario, richiesta a gran voce da autorevoli organi del Web: si tratta soltanto di riuscire ad individuare le modalità corrette di intervento.

In questo senso, la decisione di rinviare la discussione rappresenta probabilmente già un’importante presa di coscienza, da parte degli organi comunitari, della necessità di valutare attentamente i punti della Riforma.

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