Pubblicità online in continua evoluzione: l’avvento del Native Advertising

Con l’ormai imminente approvazione in Parlamento del DDL Concorrenza, cambiano le cose per quanto riguarda la pubblicità online, in particolare sui social network.

Nonostante ciò, il pubblico, specialmente gli internauti, è divenuto sempre più esigente e stanco della pubblicità tradizionale che viene percepita come fastidiosa, e come una sgradita interruzione della propria attività. Per questo motivo, il futuro in questo campo ha il nome di Native Advertising: vediamo di cosa si tratta

Native Advertising: le origini e le funzioni

Il Native Advertising nasce proprio con lo scopo di introdurre sul web un tipo di pubblicità meno invasiva e più conforme alle esigenze e ai diritti dell’utente di navigare liberamente il web. Il Native, in realtà, è un modo del tutto inedito di concepire il concetto di pubblicità, ed è tutto sommato qualcosa di molto semplice: gli spot pubblicitari, che compaiono generalmente prima di poter usufruire di una pagina o di un contenuto multimediale, sono sostituiti da un annuncio (appunto un annuncio Native) che si inserisce in maniera naturale, senza implicazioni fastidiose per l’utente, all’interno della cornice che lo ospita, che in questo caso è il sito web che riceve un compenso in cambio della pubblicità.

Google è stata tra le prime piattaforme ad adottare questo modello pubblicitario, e i dati sperimentali hanno dato un esito positivo; Facebook e i social media più importanti si sono accodati ed hanno ormai fatto propria questa tipologia nell’ottica di un progetto di miglioramento dell’interfaccia e di un perfezionamento del servizio per i propri utenti. Alcuni grandi siti e piattaforme di rilievo si sono dovuti adeguare a spese proprie a questo modello quando sono arrivate da Google le prime sanzioni per l’utilizzo eccessivo di pop up e di ban, così come quando si sono registrati i cali di utenza a causa degli stessi.

Native Advertising: il modello del futuro

È naturale aspettarsi, dunque, che in futuro questo modello riesca ad imporsi in maniera definitiva sul modello pubblicitario tradizionale vigente sul web. Questo non significa la morte del Display Advertising e dell’Interruption Advertising, praticamente quelli utilizzati ad esempio su YouTube, ma vuol dire che sarà richiesto un aggiornamento profondo da parte delle aziende che lavorano sul web, in quanto la diffusione del Native impone una cura maggiore dei contenuti e una gestione più oculata degli spazi sul proprio sito web; insomma, i soldi non faranno più la differenza come ad oggi per la gestione della pubblicità sulla propria pagina web.

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